Perché a loro sì e a me no?

Matteo 11,5: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella.

 

Matteo 15,30: Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì.

 

Luca 6, 20: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.

 

Questi estratti citati provengono dai Vangeli canonici del Nuovo Testamento.

 

E’ successo nella provincia di Ferrara, più precisamente a Porto Garibaldi, un sacerdote nega il sacramento della comunione ad un bambino affetto da infermità psichica perché lo ritiene incapace d’intendere e di volere. I giorni seguenti il fenomeno impazza in strada e sul web, c’è chi difende il parroco, chi la famiglia del ragazzo.

Cerchiamo innanzitutto di far chiarezza sul fatto, considerando il tutto da un punto di vista Laico (si, con la L maiuscola) e giuridico.

Il codice civile divide la capacità di agire da quella giuridica, la prima si acquista con il compimento dei diciotto anni di età ed è l’attitudine del soggetto a porre in essere validamente atti idonei ad incidere sulle situazioni giuridiche di cui è titolare; mentre la seconda è l’idoneità di un soggetto a essere titolare di diritti e doveri. Quindi per lo Stato Italiano il ragazzo ha la capacità giuridica ma non quella di agire, e sopratutto è sottoposto alla patria potestà dei genitori .

Per il diritto canonico la situazione è ben diversa:

Can. 97 – §1. La persona che ha compiuto diciotto anni, è maggiorenne; sotto tale età, è minorenne.

§2. Il minorenne, prima dei sette anni compiuti, viene detto bambino e lo si considera non responsabile dei suoi atti, compiuti però i sette anni, si presume che abbia l’uso di ragione.

Quindi per il diritto canonico il ragazzo dovrebbe avere l’uso della ragione, ma poi continua così:

Can. 99 – Chiunque manca abitualmente dell’uso di ragione, lo si considera non responsabile dei suoi atti ed è assimilato ai bambini.

Quindi il ragazzo è considerato un bambino dato che, non possiede l’uso della ragione a causa della sua malattia psichica.

Ma pochi articoli dopo il codice canonico recita una norma alquanto strana e criptica:

Can. 914 – È dovere innanzitutto dei genitori e di coloro che ne hanno le veci, come pure dei parroci, provvedere affinché i fanciulli che hanno raggiunto l’uso di ragione siano debitamente preparati e quanto prima, premessa la confessione sacramentale, alimentati di questo divino cibo; spetta anche al parroco vigilare che non si accostino alla sacra Sinassi fanciulli che non hanno raggiunto l’uso di ragione o avrà giudicati non sufficientemente disposti.

Quindi a rigor di logica il ragazzo non potrebbe ricevere la comunione, anzi, la potrebbe ricevere, ma solo dopo aver riacquistato l’uso della ragione, aver fatto la confessione e dopo aver superato gli anni di preparazione previsti dal catechismo poiché:

Can. 913 – §1. Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fanciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e una accurata preparazione, così da percepire, secondo la loro capacità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore.

La domanda sorge spontanea, come può un ragazzo con handicap mentale, più o meno grave, prepararsi spiritualmente e comprendere a fondo il MISTERO DI CRISTO ?

Non sarebbe stato più semplice ammettere questo povero agnello del signore nel gregge insieme a tutti gli altri senza creare scandali e discriminazioni che rendono ancor più difficile sia per il ragazzo sia per la famiglia la convivenza quotidiana con questa croce?

Questo ci fa capire quanto la chiesa cattolica assomigli più ad un ordinamento statale che ad una confessione dove trovare conforto e sostegno.

 

Filippo Maria Triccoli

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